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Un marcatore per distinguere
i due tipi di morbo di Crohn

Un marcatore genetico potrebbe aiutare a distinguere tra i due principali tipi di malattia di Crohn, distinzione utile tanto per la diagnosi e l’impostazione della terapia corretta, quanto per la programmazione di studi clinici di nuovi farmaci, che oggi conducono a esiti spesso non soddisfacenti, poco chiari, proprio perché i partecipanti sono pazienti con malattie, in realtà, molto diverse.
La malattia di Crohn, che ha un’origine autoimmunitaria e che colpisce l’intestino causando un’infiammazione cronica, secondo molti specialisti non è un’unica patologia ma una vera e propria costellazione di malattie diverse, raggruppabili in due tipi principali, l’1 e il 2. In particolare, il sottotipo 1 non risponde bene ai farmaci e spesso evolve fino a provocare la formazione di ripiegamenti delle pareti intestinali che devono essere sciolti attraverso un intervento chirurgico, mentre il sottotipo 2 è più facile da tenere sotto controllo e risponde meglio alle terapie oggi disponibili: è dunque evidente quanto sia importante distinguere l’uno dall’altro prima possibile, una volta avuta una diagnosi. 

La sostanza ora candidata al ruolo di marcatore è un frammento di RNA  chiamato microRNA-31, e a dimostrarne l’importanza sono stati i ricercatori delle Università Cornell di New York e del North Carolina (Stati Uniti), che hanno pubblicato i risultati dei loro studi sulla rivista scientifica JCI Insight (l’RNA è, insieme al DNA, una delle molecole fondamentali nella gestione del patrimonio genetico delle cellule). Gli autori hanno utilizzato un cosiddetto organoide, cioè una sorta di intestino artificiale nel quale sono stati messi in coltura i campioni di intestino di 150 malati adulti e bambini, e poi hanno quantificato la presenza di diversi frammenti genetici, fino a identificare nel miRNA-31 quello più significativo. Nello specifico, hanno visto che più bassa è la sua concentrazione, più è aggressiva e di tipo 1 la malattia, tanto negli adulti quanto nei bambini.

Ora sarà necessario approfondire gli studi per capire che ruolo abbia esattamente il gene bersaglio dell’miRNA-31, e perché le sue variazioni siano così importanti per il benessere intestinale. Ma nel frattempo il dosaggio di miRNA-31, se confermato come strumento di diagnosi differenziale, potrebbe aiutare molti malati a ricevere le giuste cure, e i ricercatori a condurre studi clinici più significativi.

Agnese Codignola
Data ultimo aggiornamento 30 ottobre 2018