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Salute, dai turisti arrivano
più danni che dai migranti

Per la salute pubblica sono molto più alti i rischi che arrivano dall’enorme numero di turisti in viaggio da un continente all’altro, rispetto a quelli “veicolati” dai migranti che fuggono dalle guerre e dalle carestie. Questo dato, che forse può sorprendere, è emerso dall’importante Forum Sguardi scientifici sulle migrazioni, organizzato recentemente a Lugano dalla Fondazione IBSA, in collaborazione con l’Ideatorio dell’Università della Svizzera Italiana. Durante il convegno, a cui hanno partecipato nove esperti di notevole valore provenienti da quattro Paesi europei (Svizzera, Italia, Germania e Gran Bretagna), sono stati affrontati a tutto campo i diversi (e spesso controversi) aspetti legati alle migrazioni, ma con un approccio il più possibile scientifico, appunto, cioè multidisciplinare e basato su dati verificabili. 

RARE LE MALATTIE GRAVI - La salute pubblica, naturalmente, ha avuto un ruolo centrale, e Bernardino Fantini, professore emerito di storia della medicina all’Università di Ginevra, ha portato un’abbondante serie di informazioni, tabelle e numeri, relativi alle malattie dei migranti che arrivano in Europa, e ai rischi che possono incombere sui Paesi che li accolgono. Ebbene, come dicevamo, questi rischi appaiono, dati alla mano, molto limitati, perché fra i migranti in arrivo sono rare le malattie gravi e “trasmissibili” ad altri. Le persone in fuga dai Paesi martoriati dell’Africa o dell’Asia hanno spesso uno stato di forte denutrizione e disidratazione, e patologie della pelle come scabbia o pediculosi, che però sono facilmente curabili.
La scarsa probabilità che trasferiscano malattie gravi nei Paesi europei di arrivo è dimostrata, per esempio, dai dati raccolti negli ambulatori degli “hotspot” di Lampedusa e Trapani, dove sono stati assistiti circa 6’000 migranti dal maggio 2015 all’ottobre 2016 (queste informazioni sono apparse sul numero di maggio-agosto 2017 della rivista Epidemiologia & Prevenzione, pubblicata dall’Associazione Italiana di Epidemiologia). Ma anche i dati dell’ISTAT (l’Istituto nazionale di statistica italiano) e di altre organizzazioni internazionali sono su questa linea.

LA TUBERCOLOSI - Anche per quanto riguarda la temuta tubercolosi - ha detto Fantini durante il Forum - non ci sono situazioni di particolare rischio. L’incidenza della malattia fra gli stranieri nati fuori dall’Italia, sempre secondo i dati della rivista Epidemiologia & Prevenzione, era di 47,1 casi ogni 100’000 persone nel 2015, non molto lontana dalla media della presenza di tubercolosi nella popolazione europea che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è di 39 casi su 100’000 abitanti.

I RISCHI DI TURISMO E COMMERCIO - «Nell’era della globalizzazione - ha ribadito Fantini - il rischio dell’arrivo di nuovi germi (come Zika e Dengue) è molto più alto in seguito agli spostamenti di chi viaggia per turismo o commercio (più di un miliardo di persone hanno effettuato almeno un volo aereo nel 2017, contro i circa 68,5 milioni di migranti che si sono spostati dalle loro terre, rimanendo, peraltro, all’interno del proprio Paese, nella grande maggioranza dei casi, o cercando rifugio in quelli limitrofi, ndr). Sono frequenti i casi di turisti europei che contraggono un’infezione nei Paesi asiatici, africani, o sudamericani - ha aggiunto Fantini - e poi tornano in patria con il loro carico infettivo. Fortunatamente, però, negli ultimi decenni è migliorata moltissimo (grazie alla globalizzazione stessa e ai progressi della Medicina) la rete internazionale di monitoraggio e di prevenzione, e anche quella dei presìdi sanitari territoriali. Tutto questo permette, in modo estremamente più efficiente rispetto al passato, di prendere in carico e trattare rapidamente questi casi».
La diffusione di malattie da un continente all’altro può viaggiare, a volte, anche con le navi, gli aerei e le merci trasportate. La zanzara tigre e la Dengue, per esempio, sono arrivate qualche anno fa su una nave cargo che aveva attraccato nel porto di Ravenna. E zanzare portatrici di malaria hanno viaggiato su un aereo atterrato a Fiumicino. Non sono casi frequenti, per fortuna, e vengono ben presto identificati.

LE PAURE ANCESTRALI - Ma perché i migranti continuano a essere additati come portatori di gravi malattie, da alcuni giornali e social media, quando la realtà scientifica è così diversa? «Le relazioni fra migrazioni ed epidemie sono state costanti attraverso tutta la storia dell’umanità - ha spiegato Fantini. - Molte delle grandi epidemie che hanno marcato la storia e le mentalità sono state legate nel passato a massicci spostamenti di popolazioni, a causa di migrazioni, guerre, scoperte geografiche: l’arrivo della malaria in Europa, la peste nera alla fine del Medioevo, le epidemie di vaiolo nelle Americhe dopo Colombo e l’arrivo della sifilide in Europa, la febbre gialla alla fine del Settecento, le tragiche epidemie di colera e di tifo dell’Ottocento e, nel primo Novecento, la terribile pandemia di influenza spagnola alla fine della prima guerra mondiale. È questa paura ancestrale legata alle epidemie del passato che spinge a esagerare i rischi legati ai migranti, e a sottovalutare, nello stesso tempo, i nuovi modi di trasmissione delle epidemie».

SOLO I PIÙ ROBUSTI PARTONO - Il buono stato di salute dei migranti in arrivo (se escludiamo la sottoalimentazione e la disidratazione) è spesso legato al fatto che solo le persone più robuste fisicamente, e più giovani, tentano di raggiungere, in genere, i Paesi europei dall’Africa e dall’Asia, sottoponendosi a viaggi estremamente duri e pericolosi. È quello che gli addetti ai lavori chiamano “effetto migrante sano”. Purtroppo i dati dimostrano che in molti casi la salute dei migranti peggiora, poi, durante la loro permanenza nei Paesi di arrivo, per vari motivi (alloggi precari, guadagni bassissimi, condizioni di lavoro pesanti e a volte pericolose). In questi casi si parla di “effetto migrante esausto”, che è legato anche alla maggiore vulnerabilità di alcune popolazioni, soprattutto africane, nei confronti delle malattie metaboliche e cardiovascolari, quando queste persone seguono stili di vita e di alimentazione non salutari nei Paesi ospitanti. 

LE MALATTIE MENTALI - C’è infine il problema, spesso sottovalutato, dei disturbi psichici, molto più frequenti fra i migranti, per effetto delle gravi situazioni che in molti casi hanno dovuto affrontare. Sono disturbi post-traumatici da stress, ma anche psicosi e altri disturbi, non facili da affrontare. «Se parliamo di salute dei migranti - ha concluso Fantini - il problema più diffuso e difficile da affrontare è sicuramente quello delle malattie mentali».

Eugenio Celesti
Data ultimo aggiornamento 24 ottobre 2018


Tags: Fondazione IBSA, migrazioni, tubercolosi, turismo