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«La scienza? Va trattata almeno come lo sport»

Nessuno affiderebbe la cronaca di una partita a chi non sa niente di fuorigioco o a un atleta squalificato per doping, scrive il virologo Roberto Burioni nel suo libro "La congiura dei somari". E invece questo avviene nella polemica contro i vaccini

Da qualche tempo imperversano in Italia forme di scomposta opposizione alla medicina tradizionale e correnti di pensiero alternative che professano avversione alle vaccinazioni. Roberto Burioni, 55 anni, professore ordinario di microbiologia e virologia all’Università Vita Salute San Raffaele di Milano, ha recentemente pubblicato il libro intitolato La congiura dei somari (Rizzoli editore) per raccontare la battaglia - a volte la vera e propria guerra ideologica - scatenata contro la scienza dagli antivaxx (il movimento estremista antivaccini), dai sostenitori a oltranza dell’omeopatia (che pretendono di curare malattie anche molto gravi e complesse, come il cancro, con questo metodo) e dai negazionisti dell’Aids: tutte persone che rischiano di provocare gravi danni alla salute pubblica. Burioni risponde in questo volume anche alla campagna denigratoria contro di lui messa a punto da "attivisti" che nella maggior parte dei casi dispongono di una scarsissima, o nulla, preparazione medico-scientifica e diffondono notizie false. Lo scopo di Burioni è quello di smascherare, dati alla mano, la stregoneria e i ciarlatani che la esercitano, e restituire alla medicina il potere di proteggere tutti, in particolare dalle malattie infettive. 

Il titolo del suo libro richiama simbolicamente il destino del protagonista delle Metamorfosi di Apuleio e di Pinocchio, accomunati dall’attrazione per la magia, la superstizione, l’ignoranza, e per questo trasformati in somari sino alla redenzione finale. Identico, sventurato destino sorprende le persone lusingate dalle false credenze, dalle fake news, dagli pseudomedici, estromessi dalla comunità scientifica e spesso alla spasmodica ricerca di popolarità. L’espiazione dell’ignoranza dei somari “umani” può avvenire soltanto alla presenza di informazioni corrette, di professionisti seri che spendono, come Roberto Burioni, del tempo per condividere e comunicare il valore della conoscenza.
Lo abbiamo intervistato per i nostri lettori.

I social network ci offrono un campionario piuttosto ampio di “babbei”, come lei li chiama, che magnificano conoscenza e verità. Senza applicazione e senza studio. Se fossero suoi studenti?

Sono un professore che da alcuni decenni tutte le mattine fa lezione nella sua aula. Ritengo che un insegnante abbia almeno tre doveri. Farsi capire: se gli studenti non capiscono la colpa è mia. Appassionarli: se si annoiano è colpa mia. Convincerli: se non sono stato convincente la colpa è sempre mia. Mi sono affacciato su Facebook con gli stessi princìpi, qui però mi rivolgo a tutti. Su Facebook valgono le stesse regole della mia aula universitaria. Gli studenti possono fare domande, possono avere dubbi, possono chiedermi di rispiegare, ma il professore sono io. Questo è chiaro. Sono io che faccio gli esami. 

Dentro ogni somaro c’è un cervello e se c’è un cervello c’è speranza, scrive nel suo libro. Per convertire tanti somari alla ragione bisogna ricorrere a massicce dosi di informazione. Quanto hanno sbagliato i mass media e quanta parte di colpa devono accollarsi dell’attuale deriva oscurantista?

Anche i mezzi di comunicazione hanno una grande responsabilità. Nel momento in cui si concede spazio a un ciarlatano, ospitato in una trasmissione o intervistato da un giornale, automaticamente si accorda credibilità a bugie molto pericolose. La stampa in generale ha un ruolo importante per smascherare i delinquenti, ricordiamo che la truffa dell’autismo (l’affermazione secondo cui i vaccini innescano l’autismo, ndr) è stata scoperta da un giornalista. È però inaccettabile chiamare in televisione un disk jockey a parlare di virologia.

I suoi libri e la sua stessa persona sono continuamente oggetto di critiche aggressive. Gli haters, gli "odiatori" amici dei “lupi solitari” contro Big Pharma, l’hanno spesso minacciata, hanno falsificato recensioni dei suoi libri, hanno deriso le sue partecipazioni televisive e radiofoniche. Cosa vorrebbe dire a queste persone?

Penso di essere diventato simbolo di qualcosa. Nel momento stesso in cui molti protestano contro di me per ribellarsi ai vaccini sono contento, perché sono diventato il simbolo della voce della scienza contro la superstizione. A queste persone vorrei dire di aprire la mente, di uscire dalle convinzioni fideistiche. Non possono credere qualcosa a priori, bisogna prima studiare e leggere le voci più autorevoli. Imparando dai grandi maestri della medicina potranno conoscere non soltanto la verità sui vaccini, ma pure migliorarsi su innumerevoli altri aspetti della vita. 

Il tuttologo che sproloquia in rete può molto candidamente influenzare la salute pubblica. Qual è in assoluto la bufala che più la fa infuriare? 

La rete purtroppo è diventata il megafono di losche figure. Quando qualcuno presta loro attenzione nasce il pericolo. Il pericolo è inoltre amplificato se a parlare, non per ignoranza ma per malafede, sono medici. Siamo allora in presenza di avvoltoi. L’Ordine deve tutelare la sicurezza dei pazienti e la dignità della professione. Deve agire con il massimo rigore nei confronti dei medici che diffondono bugie pericolose. 

La menzogna che sopra tutte provoca la mia collera è la tesi secondo la quale i vaccini causano l’autismo. Peccato non esista alcuno studio scientifico che ne certifichi la correlazione, al contrario ne esistono molti che la smentiscono. Affermare che i vaccini causano autismo è come dire che la terra è piatta.

È una forma di sciacallaggio. Dietro alla bugia principale si nasconde la seconda bugia: “vieni che ti disintossico, ti guarisco” e poi la terza bugia “ecco i farmaci che ti vendo per farti guarire”. Questa si chiama truffa.

Lo sport è molto più rispettato della scienza in Italia: è una frase coraggiosa da scrivere per un medico come lei, non trova?

Ai mezzi di comunicazione io chiedo per la scienza lo stesso trattamento riservato al calcio. Ha mai sentito una telecronaca di una partita fatta da un telecronista che non sa nulla di fuori gioco? Purtroppo a parlare di vaccini in Italia viene chiamato un disk jockey o un medico radiato. È un po’ come chiamare un atleta squalificato per doping a parlare di sport. 

I somari non sanno cosa significhi per uno scienziato analizzare dati, utilizzare criteri statistici rigorosi, soprattutto quanto tortuoso sia il percorso che conduce alla pubblicazione di un articolo scientifico. Che non è un post di Facebook o di un blog. Vogliamo chiarire la questione?

È molto difficile giocare a basket con chi non conosce le sue regole. Ed è altrettanto difficile parlare di scienza con chi non la conosce affatto. Lo scienziato serio fa un’ipotesi, ci lavora, compie esperimenti, analizza rigorosamente i dati, soltanto alla fine condivide il risultato ottenuto con l’intera comunità scientifica. Il tipico cialtrone, invece, si alza la mattina, scrive su blog e Facebook, realizza video su You Tube dove asserisce “secondo la mia esperienza, penso che i vaccini causino questo e quello”. Possiede a priori le conclusioni, senza uno straccio di prova. È curioso come chi faccia sentire la voce della scienza e parli soltanto dopo aver studiato venga tacciato di arroganza mentre chi blatera senza sapere nulla dopo 5 minuti di Google sia il ritratto dell’umiltà e verità cristallina.

Maria Santoro
Data ultimo aggiornamento 11 dicembre 2017


Vedi anche: Le false leggende sul vaccino contro l’Hpv virus


Tags: anti-vaxx, recensioni, Roberto Burioni, vaccini