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«I successi dei vaccini fanno dimenticare
le gravi malattie che hanno debellato»

Nessuno ha più sotto gli occhi, per fortuna, la drammatica situazione delle persone che venivano colpite dalla poliomielite o altre patologie invalidanti, scrive il ricercatore Francesco Maria Galassi nel libro "Un mondo senza vaccini? La vera storia". E questa rimozione della memoria può fare brutti scherzi

Secondo la rivista Forbes è tra gli under 30 che cambieranno l’Europa:  Francesco Maria Galassi, medico e paleopatologo 28enne, è assistente all’Università di Zurigo (Svizzera) e Research Associate all’Università di Flinders (Australia). Ha recentemente pubblicato il libro Un mondo senza vaccini? La vera storia, per la collana Scientia et Causa di C1V Edizioni.
Ma cos’è la paleopatologia? È lo studio delle manifestazioni patologiche dell’antichità sui resti biorcheologici di uomini e animali, organismi vegetali. Grazie a questa branca “archeologica” della Medicina è possibile indagare con maggiore precisione sulle malattie che hanno “tormentato” l’esistenza dei nostri antenati e su quelle rimaste sino ai giorni nostri.
Proprio grazie alla paleopatologia possiamo affermare con certezza che i tumori, l’ictus e le malattie cardiologiche hanno attraversato i secoli e non sono una prerogativa della nostra società. Addirittura è stato dimostrato il cancro nei fossili di dinosauro. Erano malattie meno frequenti, rispetto a oggi, solo perché un tempo era molto meno frequente per l’uomo il raggiungimento dell’età adulta e della vecchiaia.
A volte la paleopatologia può avere qualche dubbio sui reperti (a seconda della tipologia, dello stato di conservazione, eccetera), ma nessuno sulla pericolosità di una serie di virus che hanno seguito l’evoluzione della specie umana nei secoli.

Dottor Galassi, leggendo il suo libro serpeggia la paura che molti tipi di  virus possano rinvigorirsi e lasciarsi alle spalle nuovamente centinaia di migliaia di vittime, com’è avvenuto nei secoli passati. Tutto questo, nonostante l’esistenza di vaccini sicuri, capaci di garantire la sopravvivenza dell’uomo, ma demonizzati da una parte dell’opinione pubblica. Com’è possibile che la Storia non ci insegni nulla?

«La Storia insegna sempre, e la sua lezione è continua ed autorevole. Bisogna, tuttavia, conoscerla, studiandola a fondo. Questo oggi non avviene. La Storia, come disciplina generale, è bistrattata e, se pensiamo alla storia della medicina, è spesso considerata poco più che un esame cuscinetto, un più o meno piacevole divertissement nelle scuole mediche. Alcuni mi dicono: il punto debole principale all’origine della grande diatriba vaccinale va ricercato in problematiche che sono: mancanza di corretta informazione, sovrabbondanza di cattiva informazione (specialmente sul web) e paura da parte dei genitori nei confronti dei vaccini. Tutto ciò è vero, ma ignora un aspetto fondamentale: la mancata percezione del rischio per la salute, e la vita stessa, rappresentato dalle malattie infettive. Perché il rischio viene minimizzato? Proprio per mancanza di conoscenza storica. Chi non teme gli incidenti stradali? Chi non teme un infarto cardiaco? Temiamo queste potenziali cause di invalidità e morte perché sono continuamente davanti ai nostri occhi. Se, invece, parliamo di invalidità da poliomielite o di morte da difterite, dobbiamo tornare con la memoria ai tempi in cui queste malattie mietevano numerosissime vittime. Anzitutto la classe medica dovrebbe riscoprire la storia della propria disciplina e studiare l’evoluzione dei processi patologici. In seconda battuta, la diffusione della conoscenza storica deve spostarsi verso il grande pubblico generale. Qui si collocano il mio intervento e la mia azione divulgativa».

Spesso i giornali o, peggio ancora, i "leoni" da tastiera, pseudoscienzati e pseudomedici provano a ridicolizzare, con successo, gli effetti pesanti di morbillo, pertosse, poliomielite, eccetera. Se è vero che i virus si spostano insieme alle persone e possono compiere migliaia di chilometri, ci spiega quanto sia sconsiderato non proteggersi accuratamente? Forse le più antiche civiltà avrebbero fatto volentieri un balzo avanti nel tempo per beneficiare dei progressi della medicina. O sbaglio?

«La vaccinazione antivaiolosa introdotta da Edward Jenner segna la cesura tra due mondi, uno in cui i patogeni erano liberi di uccidere ad libitum, e una in cui possiamo prevenire molte malattie proprio grazie ai vaccini. La fama scientifica di questo medico (vissuto a cavallo fra il Settecento e l’Ottocento, ndr) era tanto grande e universale che - si racconta - quando Jenner si rivolse a Napoleone Bonaparte intercedendo per la liberazione di prigionieri britannici in mano francese, nonostante le due nazioni fossero in guerra l’una contro l’altra, il condottiero corso disse che non si poteva negare nulla a un benefattore del genere umano come lui. Le numerose vaccinazioni introdotte nei secoli successivi hanno ulteriormente scavato una cesura tra questi due mondi. Scegliere di non proteggersi è tanto sconsiderato nei confronti di se stessi e della comunità quanto ingiurioso nei confronti delle scoperte di coraggiosi pionieri, quali Jenner, appunto.
Certamente gli antichi avrebbero fatto a meno di pestilenze ed epidemie: pensiamo solo alla grave crisi in cui cadde l’Impero Romano a causa della scarsità di manodopera, dovuta ai numerosi decessi durante la Peste Antonina. È doveroso, però, ricordare come il mondo antico fosse caratterizzato da una diffusissima superstizione, e che una vera e propria “rivoluzione scientifica” si sviluppò solo molti secoli dopo in Europa». 

Se dovesse indicare una delle più pericolose epidemie della storia, quale sceglierebbe? E perché? Inoltre, si può dire che anche la diffusione delle fake news, così rapida e "virale", segue, per certi aspetti, i meccanismi di un’epidemia?

«Ho citato poc’anzi la Peste Antonina, che devastò l’Impero Romano e il cui patogeno non è ancora stato identificato. La pestilenza fu così temibile che i medici, compreso il grande Galeno, furono costretti, impotenti, alla fuga. Paragonerei la diffusione delle fake news  all’epidemia di morbillo in corso al momento in Italia. Pensiamo che queste malattie siano sconfitte, relegate ai margini del sapere, recluse nelle segrete del castello della Conoscenza. Invece, non appena abbassiamo la guardia, si manifestano in forma epidemica. Si tratta di false informazioni potenzialmente nocive e sovente letali».

Lei è uno scienziato davvero molto giovane e promettente. Quale potrebbe essere il vaccino da inventare oggi per moltiplicare ancora la possibilità di salvare vite umane nel mondo, qualcosa per la quale un giorno altri paleopatologi potrebbero ricordarci con rispetto e riconoscenza? 

«Sarebbe fondamentale sviluppare vaccini sempre più efficaci contro la malaria, la tubercolosi, il virus HIV e l’influenza. Credo verrebbe percepito come un sostanziale passo in avanti. Resta però, comunque, un altro problema, quello della resistenza dei batteri agli antibiotici. Se la tendenza rimarrà simile a quella di questi ultimi anni, fra cinque secoli i pleopatologi che studieranno i resti mortali di popolazioni della fine del ventunesimo secolo troveranno uno scenario non dissimile da quello di chi oggi studia resti umani del 1500-1600. È doloroso ammetterlo, ma bisogna essere sinceri. La speranza però è l’ultima dea, come dicevano i latini. E soprattutto la scienza lo è, aggiungo io».’

Maria Santoro
Data ultimo aggiornamento 19 aprile 2018


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Tags: Francesco Maria Galassi, paleopatologia, poliomielite, recensioni, vaccini